I Titani, questi sconosciuti

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© Vida László

Erano i primi giorni d’estate. Sentimmo la terra tremare e tutto il villaggio venne scosso dalle fondamenta. Il primo giorno d’estate, una settimana dopo la scomparsa del malvagio governatore Skotmund, il Titano sotto di noi si risvegliò e ci condusse verso la catastrofe. I più coraggiosi di noi riuscirono a spingersi fino ai confini dell’abisso e videro giganteschi occhi rossi di sotto e tremendi sbuffi di vapore fuoriuscire dalle narici del mostro. Eravamo perduti; il nostro villaggio, la vicina città di Tersa arroccata sulle Montagne Silenziose, probabilmente altri due o tre villaggi al di là dei monti, tutti eravamo finiti sulla groppa del Titano. Giù, parecchie centinaia di metri più giù, il vecchio Skotmund sedeva all’interno di un cerchio di pietre in una radura proprio sulla testa del mostro. Sedeva lì, immobile e concentrato. Ci stava portando lontano dalla terra di Jotunne, verso la fine.

Chi sono?

Entità della natura, fondamentalmente. A volte si presentano sotto forma di animali dalle dimensioni mostruose, altre volte sono solo un ammasso di elementi naturali (pietra lavica, torba, fango), altre volte ancora sono una miscela letale di queste due cose. Ogni Titano ha caratteristiche diverse, ed è forse per questo motivo che è così difficile abbatterne uno. Alcuni Titani riescono a piegare gli elementi naturali al proprio volere, altri semplicemente trascinano con sé tutto ciò che trovano sul loro passaggio. Secondo alcuni, a volte l’unico modo per abbattere un Titano è spezzarne il legame con chi lo controlla.

Dove vivono?

Finché qualcuno non li risveglia, dormono nelle viscere della terra. Possono farlo per centinaia di anni, a volte migliaia. Dopo essere stati risvegliati, tendono a radunarsi a occidente, al di là della catena montuosa più grande di tutto il continente. Lì si incontrano con altri Titani e decidono le sorti della terra di Jotunne, in una lingua oscura e incomprensibile. Oltre le montagne a occidente vivono pochissime comunità di uomini, di solito strette a un Titano in un vincolo indissolubile di paura e potere.

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© MeMyMine

Il Risveglio

È sufficiente il volere di un adulto malvagio o le urla incaute di un adolescente gettate a germogliare tra montagne altrimenti silenziose. Il Titano dorme sotto la terra ma ascolta. Nella maggior parte dei casi il malcapitato che provoca il risveglio di un Titano non riesce a vedere l’alba; serve una volontà di ferro per controllare un Titano o anche solo per evitare di farsi distruggere.

“I Padroni”

Nel corso dei secoli, un’organizzazione si è occupata di tramandare gli insegnamenti di coloro i quali riuscirono a controllare un Titano e a renderlo schiavo. Si fanno chiamare “i Padroni” e si muovono da un lato all’altro della terra di Jotunne per reclutare altri membri, anche tra le fila degli ex-Addestratori. Gli abitanti di Jotunne se ne tengono alla larga poiché, al pari degli Addestratori, i Padroni si trascinano dietro più guai di quanto un popolo pacifico sia disposto ad accettare; ma, a differenza degli Addestratori, il fine ultimo dei Padroni è rovesciare il governo di Jotunne e prendere il comando del continente con la paura e il terrore suscitato dai Titani.

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© Lindsey Wakefield
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3 thoughts on “I Titani, questi sconosciuti

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  1. Vabbè, mi sembra quasi di essere scontato a dire che questo gioco sembra avere un’ambientazione da paura, molto promettente.

    Ricordati, soprattutto, di creare regole che dipendono dalla fiction di gioco e le cui conseguenze incidono sulla fiction di gioco. Troppo spesso ci sono giochi di ruolo (anche indie) che perdono di vista questo legame importantissimo, senza il quale si creano due diversi livelli di gioco che non dialogano, o dialogano a fatica, e questo non è bene.

    Prendilo come un avvertimento preventivo. 😉

      1. Ottimo! Tieni conto che quando faccio un gioco cerco sempre di sforzarmi di legare i due livelli il più possibile. Ed è la parte più difficile, perché a scrivere della fiction decente (o un ambientazione o un color decente) siamo capaci in tanti. A scrivere delle regole che facciano giocare la gente al gioco che vogliamo noi… beh, bisogna essere capaci. 😉

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