I figli di Apache

Dopo il mini-racconto di Daniele, è il mio turno. Eccovi un assaggio di ciò che vi troverete ad affrontare in Fear.

DEFENSE DEPT. PHOTO (MARINE CORPS) A186249
DEFENSE DEPT. PHOTO (MARINE CORPS) A186249

Il primo lo abbiamo trovato alle tre di notte nella trincea del posto di comando, intento a consultare le mappe del comandante di plotone. Era uno dei caduti in battaglia il giorno prima, il soldato semplice Evans. Quel povero disgraziato si sarebbe dovuto trovare nella zona d’atterraggio infilato in un sacco nero in attesa dell’evacuazione che aspettiamo ormai da giorni; invece era lì, privo di palpebre, dal colorito cadaverico ma vivo o quantomeno non morto. Non appena ce ne siamo accorti, il sottotenente Minsk ha tentato di afferrarlo per una spalla ma Evans l’ha morso al collo, come fanno le bestie feroci, e ha provato a fuggire. Ci sono voluti sette colpi per fermarlo.

Poi ne abbiamo trovato un secondo, chino sulle istruzioni per gli operatori radio nella trincea del sergente d’artiglieria. Poi un terzo, un quarto e infine un quinto. Tutti creduti morti e tutti privi delle palpebre, probabilmente strappate alla bell’e meglio con un coltellaccio. I ragazzi hanno iniziato a chiamarli “i figli di Apache” e ancora adesso raccontano di questo mitico cecchino nord-vietnamita donna di nome Apache. Prima li uccide e poi toglie loro le palpebre, ti dicono. Il resto va da sé: secondo alcuni li riporta in vita e se ne serve come spie, secondo altri sono tutte stronzate. Ma coloro i quali parlano di stronzate non hanno visto i ragazzi della seconda squadra, in piedi, con il foro d’entrata sulla fronte e senza palpebre, aggirarsi di notte nell’accampamento.

Ho mandato il nostro cecchino, “Gunny” Smith, con una squadra per trovare quella figlia di una puttana vietnamita e finire questa storia una volta per tutte. Dio li aiuti e soprattutto non li faccia tornare qui con un proiettile nel cervello e pronti a rubare informazioni preziose.

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