Gant

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© Yuri Shwedoff

All’epoca della Guerra delle Steppe non era facile procurarsi un mangianastri. I ribelli avevano iniziato a produrne poche unità da consegnare solo ed esclusivamente a coloro i quali erano assegnati a missioni oltre le linee nemiche, incarichi che potevano durare anche intere settimane. I possessori di un mangianastri, quindi, portavano con sé qualche nastro con le voci dei propri cari o degli amici che avevano lasciato a casa, per smorzare la solitudine e non perdere il senno.

La consegna era rigorosa, però: il mangianastri non doveva essere utilizzato sotto l’effetto della stardust. Gli spiriti non gradivano la tecnologia e un boo-tsereg non poteva permettersi il lusso di rendere instabili gli elementi che avrebbe dovuto controllare.

Gant possedeva un mangianastri ma non gli era stato assegnato come parte dell’equipaggiamento di base. Era di suo padre, morto pochi giorni prima che lui nascesse. Il ragazzo non aveva che un solo nastro, quello registrato dal padre. Aveva ascoltato quelle parole centinaia di volte. Centinaia di volte aveva atteso in maniera spasmodica la fine dell’effetto della stardust per poter riascoltare ancora la voce del padre.

Qualche settimana prima, alle pendici del Monte Burhan Haldun, aveva anche fatto adirare gli spiriti del vento poiché aveva premuto il pulsante di riproduzione quando la stardust era ancora in circolo. E il vento non era l’unico elemento suscettibile in quella zona. Una vecchia leggenda parlava dello spirito di un valoroso condottiero del passato che si aggirava tra quelle lande, mai sopitosi e mai sconfitto. Gant aveva afferrato il binocolo e il mangianastri, li aveva infilati di fretta nello zaino ed era corso a calmare il pony, irrequieto a causa dell’addensarsi di grossi nuvoloni neri a oriente.

Al ricordo del Monte Burhan Haldun, Gant ebbe un brivido. Interruppe la registrazione del padre e controllò di non aver lasciato nulla all’interno della capsula di salvataggio dove aveva trascorso la notte. Il sole stava sorgendo e Gant fischiò per richiamare il pony. Dopo una decina di secondi, il piccolo animale arrivò trotterellando, scansando le altre capsule che disseminavano quel tratto della steppa. Doveva esserci stato qualche problema con i mech; i siberiani non erano soliti lasciare tracce così visibili. Il nemico probabilmente non era lontano.

Gant strinse le cinghie dello zaino per non farlo sobbalzare durante la cavalcata e salì in groppa al pony. Ingollò una dose di stardust, scosse la testa e allargò le narici. Il vento iniziava a condurre a lui odori lontanissimi: un leggero tanfo di sudore umano bastò per metterlo in allarme. Il ragazzo guardò le nuvole sopra di lui, mormorò qualcosa e si lanciò al galoppo.

Dietro di lui iniziarono a formarsi poderosi gruppi di nuvole nere come decine di cavalli imbizzarriti e selvaggi. La missione era semplice: travolgere i sopravvissuti e catturarne uno vivo.

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