Geryurt

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La bussola non vi dirà mai stronzate, diceva l’addestratore. Geryurt aveva una teoria diversa: per il semplice fatto di dire sempre la verità, la bussola era una stronza.

Ma l’aveva condotto fin lì: una collina solitaria nella terra di nessuno e, sulla collina, una casa costruita con assi di legno. I colori sembravano smorti, in quella parte della steppa. Un nastro giallo spiccava tutto attorno alla costruzione; nei punti in cui era strappato, svolazzava annoiato sospinto da un vento ancor più ignavo. Inchiodato sulla porta vi era un foglio di carta con tre sole parole: Luogo non sicuro. Geryurt sorrise stancamente, sollevò il nastro giallo ed entrò.

Prima sentì il puzzo di bruciato e con sollievo si accorse che non vi erano note dolciastre nell’aria, poi gli occhi cominciarono ad abituarsi all’oscurità. La fuliggine aveva attecchito ovunque, tutto era ricoperto da uno spesso strato di polvere nera, anche le superfici verticali. Qualche solitario raggio di luce riusciva a penetrare tra le assi di legno e indugiava a lungo prima di trovare qualcosa che ne perpetrasse in qualche modo il riflesso.

Le uniche impronte per terra erano quelle lasciate da Geryurt, cinque o sei passi che partivano dall’ingresso. Il ragazzo posò lo zaino per terra, spazzolò la polvere con gli scarponi e si sedette. Guardò ancora una volta l’ambiente nero attorno e chiuse gli occhi.

La botta iniziale della stardust era pura adrenalina, i muscoli si tendevano fino allo spasmo, avevi solo voglia di alzarti per sgranchirti, iniziavi ad annaspare e una miriade di punti luminosi invadeva il tuo campo visivo (chiudere gli occhi era peggio, la luce diventava accecante). Geryurt affondò le dita nella polvere nera sul pavimento e iniziò a sussurrare alcuni nomi propri, alternandoli a tutti i nomi che conosceva e che venivano utilizzati per indicare gli spiriti della casa, innocui eppure fondamentali.

Pian piano, dagli stipiti delle porte e dagli angoli formati dai mobili cominciarono a sbucare piccole creature esili e alte poco più di quindici centimetri. Avevano occhi senza iride e robusti capelli bianchi acconciati in lunghe trecce che portavano allacciate alla vita a mo’ di cintura. Non indossavano abiti e avevano la pelle scura come la fuliggine che aveva invaso la casa.

Geryurt prese nello zaino un pacco di grossi biscotti al cioccolato e invitò le creature a sedersi accanto a lui. Amidral era stata lì e gli spiriti della casa avrebbero potuto aiutarlo nella sua ricerca.

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