Il viaggio di Scilla e Cariddi (parte prima)

copertina

Ieri sera, con il mio amico Davide, ho terminato la prima partita di prova di Scilla e Cariddi, il gioco che ho scritto per il 200 Word RPG Challenge e che ho deciso di sviluppare come gioco completo (quindi superando il limite delle duecento parole). Questa è la prima parte di un resoconto delle nostre due sessioni di gioco in Hangout (che corrispondono bene o male a una sessione al tavolo).

Scilla e Cariddi è uno story-game per due persone. A turno i giocatori raccontano la storia del proprio personaggio, seguendo una struttura divisa in tre fasi (prologo, viaggioepilogo). Per giocare servono solo otto dadi a sei facce (quattro bianchi e quattro neri), due segnalini di colore diverso, una mappa della Sicilia, post-it e matite.

L’incipit del gioco è questo (nella versione finale sarà un po’ più dettagliato):

Sicilia, 1602. Scilla e Cariddi, innamorati separati dalle rispettive famiglie, tentano di ricongiungersi. Scilla è fuggita di notte da Trapani e la sua famiglia la sta cercando. Cariddi ha disertato ed è partito da Messina con l’esercito spagnolo sulle sue tracce.

Preparazione

velieroAbbiamo iniziato a giocare scegliendo il personaggio: Davide ha scelto Scilla e io Cariddi. Abbiamo quindi posizionato il segnalino di Scilla su Trapani e quello di Cariddi su Messina. Successivamente abbiamo tirato quattro dadi a testa (due bianchi e due neri). I dadi servono per impostare il tono delle scene: il dado bianco significa che il tono sarà dettato dall’amore mentre, al contrario, il dado nero significa che il tono della scena sarà dominato dalla disperazione.

Davide tira e ottiene: 1 (bianco), 5 (nero), 6 (bianco), 6 (nero). Io sono un po’ più sfortunato e ottengo: 1 (bianco), 1 (nero), 2 (nero), 3 (bianco). A questo punto ognuno di noi ha “sistemato” i propri dadi mettendoli in fila, assegnandone uno alla scena del prologo del proprio personaggio e i rimanenti tre a ogni singola scena del viaggio (il viaggio, infatti è composto da tre scene) del proprio personaggio.

L’assegnazione dei dadi alle singole scene tiene in considerazione due fattori: il colore (che decide il tono della scena) e il risultato (che deciderà il tono dell’epilogo). Infatti, dopo aver giocato l’ultima scena del viaggio, i dadi del prologo verranno scartati e si confronteranno
le tre coppie di dadi sul tavolo (assegnate alle rispettive scene del viaggio), scartando il dado più basso tra i due.

In questa fase, inoltre, i giocatori sono all’oscuro della composizione della fila dei dadi dell’altro giocatore. Quando entrambi hanno dichiarato di aver finito di sistemare i dadi nell’ordine che preferiscono, si svelano le due file di dadi.

La fila di Davide era così composta: 1 (bianco), 6 (nero), 5 (nero), 6 (bianco). Scilla avrebbe avuto quindi un prologo dettato dall’amore, le prime due scene del viaggio dominate dalla disperazione e l’ultima scena del viaggio in cui l’amore torna a prevalere.
La mia fila di dadi, invece, era questa: 1 (nero), 1 (bianco), 2 (nero), 3 (bianco). Cariddi avrebbe iniziato il gioco con un epilogo dettato dalla disperazione, mentre le successive scene avrebbero visto l’alternanza dei due toni.

Da notare che entrambi abbiamo deciso di assegnare il dado più basso al prologo, poiché entrambi volevamo assicurarci di avere più possibilità di prevalere nell’allestimento dell’epilogo. Assegnare un dado al prologo significa di fatto scartarlo in vista dell’epilogo.

Avendo scelto Scilla, Davide ha impostato la prima scena (il prologo di Scilla), poi è toccato a me impostare la scena del prologo di Cariddi. Terminati i due prologhi, è stato di nuovo il turno di Davide, il quale ha impostato la prima scena del viaggio di Scilla. E così via, ci siamo alternati fino a giungere all’ultima scena (l’epilogo) in cui erano presenti sia Scilla che Cariddi.

introduzione

Il gioco

Prima di proseguire con l’actual play (al quale dedicherò la seconda parte di questo post), mi sembra corretto condividere alcune regole del gioco, in particolar modo l’impostazione di una scena e il disaccordo. Nel prossimo post inoltre troverete le regole per l’allestimento dell’epilogo, regole a cui Davide ha dato un enorme contributo (lo ringrazio pubblicamente per questo).

Come si imposta una scena

Nel suo turno, il giocatore deve impostare una scena che riguardi il suo personaggio. Deve quindi, nell’ordine:

  1. decidere dove si sta svolgendo la scena;
  2. farsi una domanda sulla scena, qualcosa che gli permetta di esplorare un aspetto che gli interessa del personaggio o del viaggio intrapreso da quest’ultimo;
  3. chiedere all’altro giocatore di interpretare uno o più personaggi secondari, se lo ritiene opportuno.

Tirare nuovamente uno dei dadi

Una sola volta durante la partita, prima di impostare la scena, c’è la possibilità di tirare nuovamente il dado assegnato a quella scena. Scegliendo questa opzione, si rinuncia a impostare la scena e si lascia il compito all’altro giocatore.

È una buona tecnica per fare in modo che l’epilogo sia del tono che più vi piace.

Il disaccordo

In qualunque momento durante la scena, se si ritiene che l’altro giocatore non stia rispettando il tono della scena oppure stia narrando qualcosa che proprio stona e si vuole provare a cambiarla, c’è la possibilità di essere in disaccordo.

Per farlo basta usare il no siciliano, ossia far schioccare lievemente la lingua portando, contemporaneamente e lievemente, la testa all’indietro (il suono è simile a ’ntzu). Dopo aver esplicitato il disaccordo, bisogna spiegare cosa non va secondo voi e proporre una narrazione alternativa. L’altro giocatore è libero di ignorare il suggerimento e proseguire la narrazione, oppure può accettare la proposta. Nel secondo caso, in fiction accade esattamente ciò che è stato proposto come narrazione alternativa e il giocatore che ha accettato la proposta ha la possibilità di tirare nuovamente uno dei dadi, qualunque esso sia.

Ovviamente, nessuno può dire a un altro giocatore come interpretare il proprio protagonista.

preparazione

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4 thoughts on “Il viaggio di Scilla e Cariddi (parte prima)

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    1. La premessa va sistemata e approfondita. Davide stesso mi ha fornito spunti interessanti in tal senso. Le meccaniche sono già più approfondite rispetto alla versione che ho inviato per il “200 Word RPG Challenge”, ma questo è normalissimo: giocandolo ci siamo resi conto che c’era parecchio da limare e approfondire.

      1. Esatto. Più che altro perché solo giocandolo ti rendi conto di aver bisogno di qualche regola in più per gestire alcuni aspetti del gioco. La bozza da 200 parole di “Scilla e Cariddi” l’ho scritta in poco meno di un’ora, senza ovviamente giocarla.

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